Perché sarà sempre necessario festeggiare il 25 Aprile

Lecco, 25 aprile 2020
di Michele Castelnovo – giornalista, circolo di Lecco

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Qualche giorno fa molti media italiani hanno ripreso la notizia dei pompieri inglesi che hanno cantato Bella Ciao in segno di vicinanza ai colleghi italiani, e in generale a tutti coloro che stanno lottando in prima linea contro il Coronavirus. Ciò che colpisce è che – complice senz’altro anche l’uso che la popolarissima serie tv La Casa di Carta ha fatto della canzone simbolo della Resistenza italiana – si ha quasi l’impressione che all’estero Bella Ciao venga considerata un inno che unisce tutti gli italiani nel ricordo della lotta per la Liberazione degli oppressori nazifascisti. Eppure, chi vive in Italia, sa bene che in realtà qui le cose non stanno proprio così.

Ogni anno infatti c’è chi propone di sostituire la commemorazione del 25 Aprile con qualcos’altro, come la Festa della Libertà proposta ai tempi da Berlusconi o la più recente e assurda proposta di La Russa di dedicare il 25 Aprile alle vittime della pandemia da Covid-19. Come se celebrare la Liberazione fosse una questione di parte, e non – come giustamente pensano all’estero – una cosa che ci unisce nel pensiero che la Costituzione che regola il nostro comune vivere è stata scritta con il sangue versato dai Partigiani “morti per la Libertà”. Inoltre, quando ogni anno si entra nel mese di aprile, c’è subito qualcuno pronto a chiedersi che senso abbia ricordare ancora oggi la Liberazione e i Partigiani, a 75 anni di distanza, “come se ci fossero ancora fascisti e antifascisti” – come sono soliti dire.

Ecco, proprio per questo è necessario ribadire sempre che festeggiare il 25 Aprile non significa solo commemorare un avvenimento storico, cioè la lotta di Liberazione dal nazifascismo. Ma significa perpetuare un impegno verso il tempo presente. Significa – in altre parole – avere la consapevolezza che i valori di democrazia, libertà e uguaglianza sanciti nella nostra Costituzione non sono scontati come potrebbero sembrare, ma sono valori che per l’appunto hanno un valore. Un valore prezioso, perché quello che oggi a noi sembra la normalità un tempo non lo era, e quello che noi oggi abbiamo come diritto ereditato dalle lotte passate – la nostra libertà – non è detto che ci sia per sempre. Di conseguenza, festeggiare il 25 Aprile significa anche rinnovare ogni anno la lotta contro le organizzazioni neofasciste che, alimentandosi delle paure ingenerate dalle crisi negli strati più fragili della società, stanno continuamente rialzando la testa e riguadagnando spazio nel dibattito pubblico, con la complicità di alcuni media che dietro una parvenza di democraticità stanno legittimando la presenza dei neofascisti nella polis. Ma, come insegna Popper, per salvare la democrazia è necessario essere intolleranti verso gli intolleranti.

Festeggiare il 25 Aprile significa aver ben presenti tutte queste cose. Soprattutto in una situazione emergenziale come questa, in cui per la prima volta dal 1945 non si potrà scendere nelle strade e nelle piazze delle nostre città per celebrare la Liberazione. Oggi, come e più di ieri, occorre quindi far sentire forte e chiara la nostra voce, la voce di tutti gli antifascisti italiani: il 25 Aprile non si tocca. E occorre ribadire sempre che, festeggiando la Liberazione, noi festeggiamo la bellezza della nostra democrazia. Che in fin dei conti è “solo” ciò che abbiamo di più prezioso.

Qualche giorno fa molti media italiani hanno ripreso la notizia dei pompieri inglesi che hanno cantato Bella Ciao in segno di vicinanza ai colleghi italiani, e in generale a tutti coloro che stanno lottando in prima linea contro il Coronavirus. Ciò che colpisce è che – complice senz’altro anche l’uso che la popolarissima serie tv La Casa di Carta ha fatto della canzone simbolo della Resistenza italiana – si ha quasi l’impressione che all’estero Bella Ciao venga considerata un inno che unisce tutti gli italiani nel ricordo della lotta per la Liberazione degli oppressori nazifascisti. Eppure, chi vive in Italia, sa bene che in realtà qui le cose non stanno proprio così.

Ogni anno infatti c’è chi propone di sostituire la commemorazione del 25 Aprile con qualcos’altro, come la Festa della Libertà proposta ai tempi da Berlusconi o la più recente e assurda proposta di La Russa di dedicare il 25 Aprile alle vittime della pandemia da Covid-19. Come se celebrare la Liberazione fosse una questione di parte, e non – come giustamente pensano all’estero – una cosa che ci unisce nel pensiero che la Costituzione che regola il nostro comune vivere è stata scritta con il sangue versato dai Partigiani “morti per la Libertà”. Inoltre, quando ogni anno si entra nel mese di aprile, c’è subito qualcuno pronto a chiedersi che senso abbia ricordare ancora oggi la Liberazione e i Partigiani, a 75 anni di distanza, “come se ci fossero ancora fascisti e antifascisti” – come sono soliti dire.

Ecco, proprio per questo è necessario ribadire sempre che festeggiare il 25 Aprile non significa solo commemorare un avvenimento storico, cioè la lotta di Liberazione dal nazifascismo. Ma significa perpetuare un impegno verso il tempo presente. Significa – in altre parole – avere la consapevolezza che i valori di democrazia, libertà e uguaglianza sanciti nella nostra Costituzione non sono scontati come potrebbero sembrare, ma sono valori che per l’appunto hanno un valore. Un valore prezioso, perché quello che oggi a noi sembra la normalità un tempo non lo era, e quello che noi oggi abbiamo come diritto ereditato dalle lotte passate – la nostra libertà – non è detto che ci sia per sempre. Di conseguenza, festeggiare il 25 Aprile significa anche rinnovare ogni anno la lotta contro le organizzazioni neofasciste che, alimentandosi delle paure ingenerate dalle crisi negli strati più fragili della società, stanno continuamente rialzando la testa e riguadagnando spazio nel dibattito pubblico, con la complicità di alcuni media che dietro una parvenza di democraticità stanno legittimando la presenza dei neofascisti nella polis. Ma, come insegna Popper, per salvare la democrazia è necessario essere intolleranti verso gli intolleranti.

Festeggiare il 25 Aprile significa aver ben presenti tutte queste cose. Soprattutto in una situazione emergenziale come questa, in cui per la prima volta dal 1945 non si potrà scendere nelle strade e nelle piazze delle nostre città per celebrare la Liberazione. Oggi, come e più di ieri, occorre quindi far sentire forte e chiara la nostra voce, la voce di tutti gli antifascisti italiani: il 25 Aprile non si tocca. E occorre ribadire sempre che, festeggiando la Liberazione, noi festeggiamo la bellezza della nostra democrazia. Che in fin dei conti è “solo” ciò che abbiamo di più prezioso.